Conosciamoci
Ti racconto un po’ di me.
Partiamo dal nome
Mi chiamo Francesca di nome e Comani di cognome. Per tanto tempo sono stata tutti i nomi possibili e immaginabili pur di non essere Francesca Comani, perché il mio cognome mi è sempre sembrato grosso e “ciccione” (una parola che oggi non uso più, ma che da piccola usavo. E il mio cognome me lo immaginavo proprio così). «Senti come suona», pensavo, «Comani… senti quanto posto prende!».
Tu hai mai pensato al tuo cognome? Alcuni cognomi sono rotondi, altri sono mingherlini, altri ancora rigidi… poi ci sono quelli morbidi e quelli pure un po’ ruvidi.
Beh, il mio era “ciccione”.
Inoltre a scuola veniva utilizzato per chiamarmi. Tutti i miei compagnucci venivano chiamati per nome e io sempre per cognome, sia da loro che dalla maestra. Che rabbia!
Era una cosa che mi faceva molto vergognare. Credo che nella mia testa quel cognome si fosse mescolato a tutte le prese in giro dei compagni.
Ero un po’ maschiaccio (mi dicevano) e questa era una delle cose per cui mi prendevano in giro. Poi, quando qualcuno comincia, gli altri gli vanno dietro e si inventano la qualunque pur di rimanere in tema. Così alla fine ero il maschiaccio, la pasticciona, la cicciottella, l’ingorda. E Comani.
Tutte queste parole mi si erano appiccicate addosso come post-it, e anche il mio cognome aveva finito per sembrarmi una presa in giro.
Uno più uno fa… che per anni ho cercato un altro cognome con il quale sentirmi a mio agio.
Ho fantasticato perfino sui cognomi che avrei scelto se fossi andata all’anagrafe a cambiare il mio.
Pepe: carino, breve, facile da ricordare. Anche Mele, per gli stessi motivi. Poi però ho conosciuto una Mele con cui non mi sono trovata molto bene e ho lasciato perdere.
Neri… bello! C’è anche un’attrice che si chiama così…
Ma negli anni mi sono limitata a modificare un po’ il mio nome che era così legato al mio cognome che mi dava fastidio pure quello.
Sono stata Franci, Fra, FraCm. Sono stata pure Claudia Pentolino.
Insomma, ci avevo pensato parecchio.
Poi, l’11 aprile 2021, ho deciso di chiamarmi Francesca Comani. Di usare il mio nome e il mio cognome anche per quello che volevo condividere con gli altri.
Questa sono io. Con i miei pregi, i miei difetti e un cognome che mi tengo.
Nel frattempo sono cambiate parecchie cose. Compresa la risposta alla domanda qui sotto.
Come sono arrivata fin qui
Sono Francesca Comani e sono psicologa.
Sono nata a Bologna il 9 febbraio del 1984. Ho studiato dalle suore dall’asilo al liceo, poi mi sono iscritta a Giurisprudenza, sempre nella mia città, e mi sono laureata.
Durante gli anni dell’università mi sono appassionata alla grafica pubblicitaria e ho iniziato a studiarla da autodidatta.
Dopo la laurea sono andata a inseguire i miei sogni a Madrid, anche se ancora non sapevo bene quali fossero. Dopo circa un anno sono rientrata a Bologna e mi sono ritrovata a lavorare come grafica pubblicitaria e a sviluppare siti web nell’ufficio di un amico.
Era il 2010 e da quel momento questa è diventata la mia professione.
Intanto però, a livello emotivo, stavo messa ben malino. Storie d’amore che non funzionavano, ansia, attacchi di panico e la paura di avere qualche malattia. Mi sentivo spesso sola, poco compresa e avevo una gran paura di essere abbandonata.
Avevo iniziato un percorso con una psicologa a diciotto anni, ma al ritorno da Madrid sentivo ancora il bisogno di capire meglio quello che mi succedeva. Così ho iniziato a cercare, a leggere, a farmi domande. Ero sicura che da qualche parte avrei trovato delle risposte.
Finché un giorno l’intuizione arrivò: sarei andata in libreria alla ricerca del libro che mi avrebbe cambiato la vita. E così fu.
Un libro mi cadde sulla testa dal terzo ripiano dello scaffale. Giuro! Mi ha fatto pure male. Fai tu… 450 pagine di libro.
Da lì sono arrivati altri libri, corsi e percorsi personali, psicologi e psicoterapeuti.
Per un periodo ho lavorato come coach e consulente olistica e ho iniziato a condividere quello che imparavo attraverso i social e la scrittura.
Avevo imparato tanto, ma sentivo il bisogno di dare delle basi più solide a quello che facevo. Diventare mamma mi ha fatto capire ancora meglio quanto desiderassi conoscere i bambini, il loro modo di crescere e le relazioni con gli adulti.
Così mi sono iscritta a Psicologia finalmente! Era una laurea che desideravo da tanto.
E quella che nella prima versione di questa pagina era una studentessa, oggi è una psicologa.
Amo questo lavoro, amo imparare dai bambini e amo aiutare i genitori a comprenderli meglio, a capire cosa sta succedendo e a trovare nuovi modi di stare insieme. Mi piace poter offrire un aiuto, come è successo a me quando ne avevo bisogno.
E così ho continuato a studiare: oggi approfondisco anche la pedagogia e proseguo la mia formazione in psicoterapia.
Lavoro con bambini, ragazzi e genitori, ma anche con adulti che stanno attraversando un periodo faticoso o che hanno semplicemente voglia di fare un po’ di chiarezza dentro di sé.
Nei colloqui non ci sono lezioni o formule pronte: ci fermiamo a guardare cosa sta succedendo, diamo un nome a ciò che sentiamo e cerchiamo strade concrete per stare meglio.
Accanto alle parole, però, c’è una parte di me che entra sempre in studio: la creatività.
Mi piace definirmi una psicologa creativa. Con i più piccoli uso il gioco per entrare nel loro mondo; con gli adulti, quando ha senso e ci va di farlo, mi piace affiancare ai discorsi anche immagini, disegni o brevi testi scritti.
A volte dare una forma o un colore a quello che sentiamo ci aiuta a parlarne. E per farlo, per fortuna, non serve essere artisti.
Una parte del mio percorso è diventata anche un libro: “Manualino di crescita personale”.
L’ho scritto prima di diventare psicologa, unendo la mia ricerca personale alla creatività, alle immagini e alle metafore. È un progetto al quale tengo e che fa parte della mia storia.
Qui puoi conoscere il libro >> e la sua storia
Chi sono oggi
Sono una psicologa, una mamma e l’autrice di un libro. Sono anche una donna che continua a studiare, a farsi domande e a cercare il proprio modo di stare al mondo.
Motivatrice creativa è il nome con cui ho iniziato a condividere quello che imparavo e i progetti che realizzavo. Mi rappresenta ancora: la scrittura e la creatività continuano ad avere un posto importante nella mia vita.
Qualcosa di me
Classe 1984. Bolognese di nascita, sudamericana di cuore. Mi piacciono le lettere, la storia, la filosofia e la lingua spagnola.
Amo il profumo del legno, una tisana calda e le montagne fuori dalla finestra. La pasta fatta in casa, i casunziei tirolesi, le Dolomiti e il mare all’alba.
Mi piacciono l’accento romano, il cinema, il teatro. Il letto e il piumone. I tori liberi e i vestiti rossi.
Le candele accese, le tovaglie di lino e canapa, i tulipani di tutti i colori. E i girasoli, tanti girasoli.
Nella prima versione di questa pagina raccontavo della felicità come di qualcuno da prendere a braccetto per andare a fare due passi al parco. Mi piace ancora quell’immagine.
Oggi, però, in quella passeggiata lascerei spazio anche alla tristezza, alle domande alle quali ancora non so rispondere e ai momenti in cui ho semplicemente voglia di stare in silenzio.
Mi piacerebbe conoscerci così. Con quello che ci piace di noi e con quello che facciamo un po’ più fatica a raccontare.
E, se ti va, dandoci del tu.
