Essere consapevole
Cosa significa essere consapevole?
Nel vocabolario, essere consapevole significa essere informato di qualcosa, averne coscienza, rendersene conto.
Rendersene conto.
Mmmmm… interessante.
Al giorno d’oggi sentiamo parlare spesso di consapevolezza. Ma di che cosa dovremmo renderci conto? Viviamo senza sapere, dunque?
Io mi sono accorta che… sì. Per tanti anni ho dato per scontate un bel po’ di cose. Ma tante tante. Le prendevo per buone, così come mi venivano raccontate, senza farmi troppe domande.
Per me, diventare più consapevole ha significato iniziare a osservare, informarmi e ascoltarmi. Anche rivedere qualche convinzione alla quale ero affezionatissima.
Quelli che seguono sono alcuni esempi del mio percorso. La consapevolezza si può coltivare in tanti ambiti, senza dover superare un esame di perfezione.
1. Essere consapevoli significa chiederci da dove arrivano le cose che compriamo e dove finiscono.
Gli oggetti che usiamo hanno una storia: materie prime, produzione, trasporto e, prima o poi, smaltimento. Oppure riparazione, riuso e riciclo, quando possibile.
Significa sapere che l’inquinamento da plastica danneggia gli ecosistemi e chiederci quanta ne usiamo, soprattutto quando potremmo evitarla.
Significa interessarci anche ai prodotti per la casa e per il corpo: ingredienti, confezioni e quantità utilizzate hanno un peso. Possiamo cercare informazioni sull’impatto ambientale e certificazioni attendibili, andando oltre il fiorellino verde sull’etichetta.
Significa ricordarci che anche le consegne hanno un impatto e domandarci se abbiamo davvero bisogno dell’ennesimo acquisto. Il carrello online ha un talento straordinario: sembra sempre mezzo vuoto.
Significa sapere che in alcune filiere produttive esistono sfruttamento e lavoro minorile. Informarmi su questi problemi mi ha portata a interrogarmi anche su prodotti che compravo senza pensarci.
Tra i profili che mi hanno offerto spunti su questi temi c’è @cotoncri. Se ne conosci altri, suggeriscimeli nei commenti: sarò felice di scoprirli. E di approfondire le informazioni, perché anche un post molto convincente merita una verifica.

2. Essere consapevoli significa riconoscere che, dietro la carne che mangiamo, c’è stato un animale.
Fermi tutti: sono onnivora. Mangio carne.
Ma oggi mi interrogo molto più di prima su ciò che mangio, sulla provenienza degli animali e sulle condizioni in cui sono stati allevati.
Posso informarmi, scegliere da chi acquistare e riflettere anche su quanta carne consumo. Tenendo conto delle mie possibilità: fare scelte più attente deve restare qualcosa di praticabile nella vita reale.
A farmi porre nuove domande ha contribuito anche il documentario Cowspiracy. Per me è stato uno stimolo ad approfondire, confrontando dati e fonti.
Ci sono due passaggi molto forti durante i quali mi sono coperta gli occhi e Niccolò me li ha descritti con dolcezza. Mi sono sentita in contraddizione: facevo fatica a guardare qualcosa che riguardava anche le mie scelte.
Quella fatica mi ha fatto fermare e riflettere. Senza bisogno di darmi anche della codarda.
3. Essere consapevoli significa leggere le etichette del cibo che mangiamo.
Mi piace l’immagine di andare al supermercato insieme alla propria bisnonna e chiederle: “Tu questa cosa la riconosceresti?”.
È uno spunto simpatico, anche se la bisnonna, da sola, non può diventare il nostro criterio nutrizionale ufficiale.
Le etichette ci aiutano a conoscere gli ingredienti e le caratteristiche degli alimenti, andando oltre le promesse scritte a caratteri enormi sul davanti.
Possiamo scoprire zuccheri aggiunti anche dove non ce li aspettavamo. Attenzione, però: la voce “di cui zuccheri” comprende anche quelli naturalmente presenti nell’alimento. Per capire se sono stati aggiunti, serve leggere anche la lista degli ingredienti.
E coloranti, conservanti e tutti gli altri “-anti”? Hanno funzioni diverse e gli additivi autorizzati vengono valutati per la sicurezza nelle condizioni d’uso previste.
Leggere un’etichetta serve a capire meglio ciò che scegliamo. Anche quando troviamo un ingrediente con un nome che sembra uscito da un esame di chimica.

4. Essere consapevoli significa leggere anche le etichette dei vestiti.
Di che cosa sono fatti? Cotone, lana, seta, acrilico, poliestere? Da dove arrivano i materiali e come vengono lavorati?
Quando ho scoperto che molte fibre sintetiche, come il poliestere, sono materie plastiche generalmente derivate dal petrolio, ho guardato il mio armadio con occhi diversi.
Ma “naturale” non significa automaticamente “più sostenibile”. Contano anche produzione, consumo di risorse, durata del capo e modo in cui lo usiamo.
Io ho scelto di comprare il più possibile usato. Quando compro nuovo, cerco di prediligere materiali naturali e capi che possano durare: è una mia preferenza, da valutare insieme ad altri aspetti.
Se un vestito sintetico è già nel mio armadio, cerco di usarlo a lungo. Può rilasciare microplastiche, anche durante i lavaggi, ma sostituirlo subito con un acquisto nuovo ha a sua volta un impatto.
Comprare usato e acquistare meno può contribuire a ridurre la richiesta di nuovi prodotti. E magari anche quel misterioso fenomeno per cui abbiamo l’armadio pieno e “niente da mettere”.
5. Essere consapevoli significa conoscere il significato delle tradizioni che seguiamo.
Perché festeggiamo il Natale? E la Pasqua? E San Valentino?
“Siamo abituati così” è una risposta, certo. Ma a me viene voglia di sapere qualcosa di più.
Queste feste hanno storie e significati diversi. Mi interessa conoscere le tradizioni religiose, culturali e familiari che le accompagnano, distinguendo ciò che è documentato dalle interpretazioni e dalle leggende.
Poi posso scegliere quale significato dare loro nella mia vita. Anche questo, per me, è consapevolezza.
6. Essere consapevoli significa prenderci cura del nostro corpo e cercare di comprenderne i segnali.
A volte penso al tagliando della macchina: quando qualcosa non funziona, cerchiamo di capire che cosa succede.
Il nostro organismo, però, è molto più complesso e non sempre esiste una sola causa da individuare e “estirpare”.
Possiamo imparare a osservare i cambiamenti, descriverli al medico, fare domande e comprendere il senso degli accertamenti e delle cure.
Prendiamo la pressione alta: il farmaco prescritto serve a controllarla e a ridurre il rischio di complicazioni. Insieme al medico possiamo anche valutare i fattori che contribuiscono al problema e le abitudini su cui intervenire.
Le due cose possono procedere insieme, e i medicinali possono restare necessari anche quando miglioriamo il nostro stile di vita. Le eventuali modifiche alla terapia vanno concordate con il medico.
Essere consapevoli significa anche riconoscere quando abbiamo bisogno di una competenza diversa dalla nostra. Google, purtroppo, non ha ancora preso la laurea in medicina.
7. Essere consapevoli significa tuffarci nelle nostre emozioni e imparare a riconoscerle.

Un po’ come osservare pesciolini che ci sfrecciano davanti senza riuscire a distinguerli.
È rabbia? Paura? Tristezza? Frustrazione? Magari più di una insieme: oggi il laghetto è particolarmente affollato.
Possiamo fermarci e chiederci: “Che cosa sto provando? Come lo sento nel corpo? Che cosa sta succedendo, dentro e intorno a me?”
Dare un nome a ciò che sentiamo può essere un primo passo per comprenderlo e scegliere come rispondere. Possiamo esercitarci anche quando l’emozione è scomoda e vorremmo spedirla in vacanza.
8. Essere consapevoli significa mettere alla prova le convinzioni che ci portiamo dietro.
Quelle che ripetiamo da anni, magari senza ricordare nemmeno chi ce le abbia messe in testa.
Possiamo chiederci: “Su che cosa si basa questa idea? È ancora utile? Ci sono informazioni che la mettono in discussione?”.
Alcune convinzioni le confermeremo, altre le correggeremo, altre ancora potremo lasciarle andare.
Un esempio? “Il freddo fa venire il raffreddore”. Il raffreddore è un’infezione causata da virus: attribuirlo soltanto alla temperatura lascia fuori un pezzo fondamentale della spiegazione.
Anche le frasi che abbiamo sentito mille volte meritano una domanda in più.
9. Essere consapevoli significa riconoscere le nostre risorse e il nostro margine di scelta.
Abbiamo capacità che a volte sottovalutiamo: possiamo imparare, chiedere aiuto, cambiare abitudini e fare passi verso ciò che desideriamo.
Immaginare un futuro che ci piace può aiutarci a chiarire una direzione. Per avvicinarci a un obiettivo servono anche azioni concrete, attenzione agli ostacoli e disponibilità a rivedere i piani.
Visualizzare qualcosa non garantisce che accadrà. E incontrare difficoltà non significa aver pensato male o desiderato troppo poco.
Mi piace comunque l’immagine di Semola, che ancora non sa di essere destinato a diventare re Artù. A volte abbiamo bisogno di scoprire possibilità che non avevamo considerato.
Per me, la consapevolezza è anche questo: osservare con più attenzione il mondo e noi stessi, fare domande e scegliere con un po’ più di libertà.
Possiamo cominciare anche con le paure, i dubbi e qualche contraddizione al seguito. Tanto loro, quando prepariamo la valigia, trovano sempre il modo di infilarsi dentro.
A qualunque età, possiamo continuare a conoscerci e a rivedere le nostre scelte. Un passo alla volta.
